L’Illusione degli Indici di Borsa e l’Effetto Fata Morgana (Quarta Parte)
Scritto da Federico Pacilli nella categoria: Capire la Borsa, Economia, Grafici con Excel, Indici di Borsa
Per concludere la parte lasciata in sospeso nel precedente articolo, voglio che ti concentri su alcuni aspetti:
1)All’interno di ogni indice ci sono vari titoli che possono, salire mentre l’indice sale, salire mentre l’indice scende, scendere mentre l’indice sale, scendere mentre l’indice scende.
2) Se vuoi battere un indice dal punto di vista del rendimento allora non ti resta che pescare le palline bianche e lasciar perdere quelle nere.
3) Ragiona su questo, se il titolo SRF.MCB (che è il contadino ‘Serafino’) potesse lavorare da solo per ogni periodo (mangiare 3 polli e crescerne 5) ci sarebbero 2 polli in più ad ogni scadenza che farebbero crescere l’intero mercato secondo questa progressione:
12 polli totali e in media 6 polli
14 polli totali e in media 7 polli
16 polli totali e in media 8 polli
ecc.
l’unico problema è che ci sarebbe il 50% di disoccupazione, il contadino ‘Daniletto’ in poche parole morirebbe di fame. Per questo l’economia crescerebbe da un punto di indicatori ma nel complesso questa soluzione non sarebbe socialmente accettabile (per questo parlavo di finanziaria nel tratto dell’opinione dell’analista). E se si scoprisse un nuovo mercato oppure una nuova tecnologia per far lavorare il contadino Daniletto?
A questo punto bisogna fare un’altra riflessione: “E’ anche una questione di peso”.
Nella prima parte della storia ho posto l’accento sul fatto che non esistono solo “cigni neri” in Borsa, ma è un dovere dell’investitore di successo ricercare quelli bianchi dalla media del mercato, adesso voglio porre l’attenzione su un’altra cosa. Se un indice non fornisce una lista dei titoli che vanno meglio poiché è solo una media della complessività dei titoli, al contrario per sua costruzione, è più facile da manipolabile. Significa che chi muove grossi capitali potrebbe nascondere alcuni cigni neri e trasformarli in bianchi e ti spiego il motivo.
Non è solo vero che un indice è una media delle variazioni dei titoli che lo compongono, ma è una media ponderata (nella maggior parte dei casi). Che cosa significa questo? Il concetto è più facile di quello che pensi, se per esempio abbiamo 2 titoli che compongono un indice e facciamo la media semplice, il risultato è:
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ovvero abbiamo assegnato ai due titolo lo stesso “peso”, che possiamo definire come la stessa importanza, in questa situazione se il titolo A sale ha la stessa forza di modificare l’indice come il titolo B, diciamo che non ci sono differenze di trattamento per queste due aziende. Infatti riscrivendo la formula in un altro modo possiamo vedere che:
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semplificando
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in termini percentuali

ovvero facendo l’operazione inversa del minimo comune denominatore abbiamo ottenuto che i titoli contribuiscono al 50% ciascuno a comporre l’indice, è come se andassero a cena fuori e ognuno pagasse per se. Adesso se sono riuscito a farti passare questo concetto provo a generalizzarlo:
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dove

non preoccuparti se vedi un po’ di matematica, mi serve solo per avere dei punti di partenza e continuare la spiegazione, dietro ognuna di queste formule c’è un concetto facilmente intuibile con degli esempi pratici (che colmeranno la lacuna se c’è) che ti farò vedere più avanti; per tornare alle formule possiamo dire che un ipotetico INDICEy è composto dalle variazioni di ogni singolo titolo che lo compone moltiplicate ognuna per il rispettivo peso. Il concetto che stravolge quello che abbiamo visto nella deduzione precedente è questo:
“Se i nostri titoli dovessero uscire a cena insieme, adesso uno pagherebbe un po’ di più dell’altro“ …continua domani



















