Parmalat

Alcune volte è meglio ricordare il passato per capire quello che potrebbe accadere ancora in futuro. Il Caso Parmalat è emblematico per capire come un’Azienda sana e tra i leader del suo settore può cadere così rovinosamente appena si scorda del suo Business. In Borsa, ma potrei dire nell’Economia, quello che conta è l’idea imprenditoriale di un’Impresa. Se si è capaci di fare ‘ bulloni’, per esempio, si può diventare i leader in quel settore e magari migliorarsi a tal punto di diventare irraggiungibili. Solitamente però appena si cerca di fare più del dovuto e si realizzano idee imprenditoriali al di fuori di quella madre. Così facendo si snaturalizza anche l’Azienda. Una buona regola sarebbe questa: “Ognuno faccia il suo, al meglio. E basta!”. Nel caso specifico poi vanno ricordati i fatti anche per capire che la Parmalat era riuscita a scaricare le sue difficolta finanziarie alle Banche e che queste viste alle strette hanno passato volentieri il cerino. Morale: “Quando investiamo in un’Azienda bisogna controllare che il suo Business rimanga sempre focalizzato sulla sua Idea Imprenditoriale”. Altrimenti si passa da un’Impresa che fa Business ad una Società Finanziaria che muove soldi. Di seguito alcuni fatti:

La Parmalat è un’azienda italiana specializzata nei latticini e nel settore alimentare. La più grande azienda in Europa nel settore del latte. Fondata da Calisto Tanzi nel 1961, partito da un piccolo caseificio a Collecchio. Nel corso degli anni ‘90, dopo la quotazione in Borsa, la società comincia a compiere scelte di Business fuori dalla sua Idea Imprenditoriale di base, iniziò ad acquisire altre società in Europa, America Latina e Africa, (tra le altre, in Italia, la società calcistica del Parma Football Club, il gruppo di villaggi turistici ParmaTour e il network televisivo Odeon Tv).

Nel 2003 la Parmalat comincia il lungo calvario che la porterà al crack finanziario che l’ha costretta a dichiarare bancarotta il 27 dicembre 2003. Entrano in gioco a questo punto anche migliaia di risparmiatori che hanno perso i propri soldi per una truffa che ancora è da valutare nei tribunali. Quello che successe è che nell’anno precedente al crack del gruppo, le obbligazioni Parmalat di proprietà delle maggiori banche (Citibank, Intesa, Bnl, Capitalia, SanpaoloImi, Banca Popolaredi Milano, Banca Popolare Italiana, Deutsche Bank, Monte dei Paschi e Unicredito Italiano), per un valore di circa 200 milioni di euro, furono vendute ai risparmiatori. Dal 31 gennaio 2003 le banche accelerarono la vendita dei bond ai risparmiatori. Dopo questa strana accelerazione uscì la notizia di una nuova emissione di un bond che risulta sgradito agli investitori ed il mercato assiste al crollo delle quotazioni della Parmalat. È il primo segnale pubblico di un problema profondo. Le banche continuano a vendere ai risparmiatori le obbligazioni in loro possesso, consigliando ai risparmiatori l’acquisto di nuove obbligazioni.

Il 4 dicembre, Calisto e Stefano Tanzi vanno da uno dei più prestigiosi Istituti Bancari, Mediobanca, con lo scopo di trovare una soluzione a un bond in scadenza l’8 e del qualela società non è in grado di far fronte. Mediobanca saputo della notizia lancia l’allarme e il 6, a Roma, si svolge una riunione a cui partecipano da una parte i due Tanzi, padre e figlio, e dall’altra SanpaoloImi, Intesa e Capitalia, i principali creditori. Durante quella riunione risulta che l’ammanco sia di 9 Miliardi di euro, ma i Bilanci parlano di un altra cifra, circa 15 Miliardi. Le Banche anche dopo queste notizie continuano a vendere obbligazioni agli sportelli. La storia ci dice che il 17 dicembre si assiste al tracollo. Dal 30 novembre al 31 dicembre vengono venduti ancora altri bond per un totale di 145 milioni di euro. Ad oggi la questione è passata nei tribunali.
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