Febbraio 13th, 2008

Gestione Attiva Vs. Gestione Passiva. I costi per i risparmiatori e gli ETF

Scritto da Alessandro Porfiri nella categoria: Capire la Borsa

ETF

Nel precedente post sui fondi comuni di investimento abbiamo parlato di alcuni elementi che saranno utili per capire il discorso che affronteremo oggi. I concetti da tenere a mente sono due: 1) il fondo comune di investimento appartiene al mondo del “risparmio gestito”, ovvero noi concediamo una delega di gestione dei nostri soldi ad un gestore specializzato. 2) esiste un paramentro di riferimento con cui il gestore del fondo si confronta e che deve rispettare nel processo che porta alle decisioni di investimento.

Detto questo è naturale attendersi che a fronte di questa attività di gestione dei nostri soldi le società di gestione ci presentino un costo per il servizio offerto: stiamo parlando delle “commissioni di gestione”. Queste sono espresse in percentuale e variano a seconda della tipologia del fondo. I fondi di liquidità o monetari in genere hanno commissioni molto basse, poco più alte gli obbligazionari, e ancora più alte gli azionari. Questo in quanto i potenziali rendimenti offerti dai mercati sopra citati sono crescenti, così come la “complessità” di operare in quei mercati e i relativi costi che ciò comporta.

Fatte queste premesse veniamo al punto.

Un gestore, pur nel vincolo del mandato che gli impone il regolamento del fondo e il benchmark, tenterà di “metterci del suo” nella gestione, ottenere un extra-rendimento rispetto al mercato con cui si deve confrontare. Ovvero considerato che il benchmark è un indice e l’indice è composto da titoli, non comprerà gli stessi titoli nella esatta percentuale di composizione dell’indice, ma farà le proprie scelte, alcuni saranno “sovrapesati”, altri “sottopesati”, altri tolti o inseriti in considerazione della sua scelta strategica. Questo è il concetto di GESTIONE ATTIVA.

Esistono invece fondi di investimento in cui il geestore sceglie di indicizzare la composizione del portafoglio ad un indice di borsa e quindi all’interno troveremo una perfetta riproduzione dell’indice stesso, cioè gli stessi titoli nelle stesse proporzioni. Questa è la GESTIONE PASSIVA. Non si cerca un extra-rendimento, hanno come unico obiettivo replicare la performance. Appartengono a questa categoria gli index-fund. Il vantaggio principale che offrono è il contenimento dei costi, che possono essere anche molto inferiori a quelli legati alla detenzione dei fondi cosiddetti “attivi”. Tale differenza è dovuta ai minori costi di gestione.

Un particolare tipo di fondi indice sono gli ETF. L’acronimo sta per Exchange Traded Fund, un termine di lingua inglese perché sono nati a metà degli anni Ottanta nel mercato statunitense. In Italia sono quotati nel Mercato Telematico dei Fondi (MTF).

I principali vantaggi per gli investitori sono i costi minori rispetto ai fondi indicizzati non quotati e la possibilità di essere negoziati durante tutta la giornata di contrattazione come un normale titolo azionario.

Tutti gli strumenti di cui abbiamo discusso in questo post sono al centro di un annoso dibattito dovuto al fatto che molto spesso i fondi che tentano di ottenere un risultato superiore rispetto al mercato e che per questo ci chiedono un prezzo da pagare hanno fatto peggio dell’indice di riferimento.

Per sapere come si costruisce un indice: http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_azionario

Un saluto e al prossimo appuntamento! ;-)

Lascia un commento