Febbraio 2008
Monthly Archive
Mer 27 Feb 2008
Mer 20 Feb 2008

In Italia gli Hedge Funds sono conosciuti anche come “Fondi Speculativi”. Questo deriva dalla evoluzione nell’utilizzo che c’è stata col passare del tempo degli strumenti finanziari derivati. La funzione originaria dei derivati (per esempio gli swap, le options o i futures) è stata storicamente infatti quella di coprire, nel senso di neutralizzare, (il significato di “to hedge”) i rischi che certi beni, come i raccolti o le materie prime, variassero di prezzo nel tempo. Di qui, ne è seguito il ruolo puramente speculativo di chi ha usato options e futures senza avere l’esigenza di coprirsi contro un rischio, ma proprio per il gusto di lucrare sull’andamento del derivato.
In realtà però, soltanto una minima parte degli hedge funds persegue strategie di investimento a elevatissimo profilo di rischio; di fatto, la maggior parte adotta strategie volte alla riduzione del rischio e alla realizzazione di un profitto costante.
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Mar 19 Feb 2008
Esistono due macro categorie di investitori nel mercato delle opzioni: gli speculatori, che ricercano il rischio e gli hedgeres, che sono avversi al rischio. I primi sono solitamente quei Trader che stanno costantemente alla ricerca di trarre profitto dalla direzione del mercato. Uno speculatore baserà il suo investimento dalla sua analisi di mercato e quindi userà le opzioni per fare una scommessa sulla sua analisi. Un hedger sta cercando di trasferire il rischio di una sua posizione sul sottostante ad uno speculatore. Quindi un hedger utilizza l’opzione per crearsi una sorta di assicurazione sulla sua posizione proteggendosi dai movimenti avversi del mercato.
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Sab 16 Feb 2008
Continuando dall’articolo precedente analizzo gli altri vantaggi del Trading in Opzioni.
Rischio limitato.
Uno dei più grandi vantaggi commerciali di un opzione è quello di essere in grado di prendere posizione sul mercato sapendo fin dall’inizio quale sarà la perdita massima, mentre allo stesso tempo, in linea di principio, è possibile avere un profitto llimitato. Questa perché gli acquirenti hanno il diritto, non l’obbligo, di esercitare il contratto per il sottostante al prezzo d’esercizio. Se il prezzo non è conveniente, al momento della scadenza, l’acquirente non esercita il suo diritto e lascia semplicemente che il contratto scade senza valore. Per fare un esempio concreto:
Azione Sottostante: MSFT
Tipo: call option
Posizione: Long (vale a dire acquisto dell’opzione)
Prezzo d’Esercizio: $ 25
Data di scadenza: 25 maggio
Al momento del trade, l’azione Microsoft (il Sottostante) viene scambiata a circa $ 30. Il contratto di opzione Call è stato pagato $ 6,5 - questo è il premio. Dalle informazioni prima indicate si può concludere che, dopo il 25 maggio, se Microsoft è negoziata al di sopra di $ 31.50 saremo in grado di realizzare un profitto.
Perché $ 31,50? Perché abbiamo pagato $ 6,50 per il diritto di avere quest’opzione al venditore. Bisogna quindi aggiungere il valore del premio per determinare il nostro break even point.
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Ven 15 Feb 2008
Scritto da Federico Pacilli nella Categoria:
EventiNessun Commento
Gio 14 Feb 2008
Scritto da Federico Pacilli nella Categoria:
Opzioni ,
Strumenti DerivatiNessun Commento
Il Trading con le Opzioni prevede diversi vantaggi rispetto alle altre tipologie d’Investimento. Posso menzionare in ordine: Effetto Leva, Rischio Limitato, Perdita Massima Prefissata, Possibilità di Guadagno anche se il Mercato Scende. Cominciando da questo articolo, mettiamo sotto la lente d’ingrandimento, ciascuno di questi vantaggi:
Effetto Leva:
Quando un operatore vuole acquistare un contratto d’opzione deve sborsare un ammontare - chiamato premio - al venditore del contratto. Il compratore viene definito come ‘holder’ del contartto d’opzione (ovvero colui che lo detiene) mentre il venditore viene chiamato ‘writer’ (ovvero colui che ha scritto quel contratto). Il premio è quindi quella somma pagata per scambiare questo contratto. Al momento dello scambio non viene trasferito nessun titolo nelle mani del compratore e questa situazione permane fino a quando l’holder non decide di eserciatre il suo diritto d’opzione. Un esempio può chiarire le considerazioni appena fatte:
Un contratto d’Opzione dà all’acquirente il diritto ad acquistare un numero di azioni del sottostante dal venditore. L’ammontare delle azioni (o contratti futures) è determinato dal numero di contratti di opzione, moltiplicato per il ‘moltiplicatore’. Il moltiplicatore di un contratto è diverso per la maggior parte delle classi di opzioni ed è determinato in ogni scambio. Negli Stati Uniti, la dimensione del contratto per le opzioni su azioni è di 100. Questo significa che ogni contratto di opzione dà all’acquirente il diritto di acquistare (o di vendere) 100 azioni dal (al) venditore.
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Mer 13 Feb 2008
Scritto da Alessandro Porfiri nella Categoria:
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Nel precedente post sui fondi comuni di investimento abbiamo parlato di alcuni elementi che saranno utili per capire il discorso che affronteremo oggi. I concetti da tenere a mente sono due: 1) il fondo comune di investimento appartiene al mondo del “risparmio gestito”, ovvero noi concediamo una delega di gestione dei nostri soldi ad un gestore specializzato. 2) esiste un paramentro di riferimento con cui il gestore del fondo si confronta e che deve rispettare nel processo che porta alle decisioni di investimento.
Detto questo è naturale attendersi che a fronte di questa attività di gestione dei nostri soldi le società di gestione ci presentino un costo per il servizio offerto: stiamo parlando delle “commissioni di gestione”. Queste sono espresse in percentuale e variano a seconda della tipologia del fondo. I fondi di liquidità o monetari in genere hanno commissioni molto basse, poco più alte gli obbligazionari, e ancora più alte gli azionari. Questo in quanto i potenziali rendimenti offerti dai mercati sopra citati sono crescenti, così come la “complessità” di operare in quei mercati e i relativi costi che ciò comporta.
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Mar 12 Feb 2008
Definizione: ‘Un contratto di opzione è un accordo tra due parti per comprare (o vendere) un determinato sottostante (un azione, un obbligazione, un contratto future su indice, una commodity, eccetera) ad un prezzo prefissato e ad una data futura prestabilita’.
Viene chiamata opzione poichè colui che acquista non è obbligato a comprare (o vendere) alla scadenza dell’accordo. Infatti se, durante la vita del contratto, il valore della sua opzione perde di valore, l’acquirente può semplicemente non esercitare il suo diritto di acquisto (o di vendita). Per questo possiamo parlare di una facoltà di acquistare o di vendere. Ci sono due tipologie di contratti di opzione: Opzioni Call e Opzioni Put. Un Opzione Call da la facoltà, a colui che compra, di acquistare il sottostante mentre l’Opzione Put da la facoltà, a colui che compra, di vendere il sottostante.
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Lun 11 Feb 2008
Scritto da Alessandro Porfiri nella Categoria:
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Fondo comune di investimento: “il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte”…
Ogni volta che mi sono imbattuto in questa definizione ricavabile dal Testo Unico della Finanza, mi sono sempre chiesto cosa potesse capirne un cittadino comune, perché credo possa risultare un po’ complicata per chi non ha competenza giuridica o in materia di investimenti in generale. Tenterò quindi di spiegarne il contenuto con parole chiare, semplici, comprensibili da chiunque.
Un fondo comune è uno strumento finanziario che investe il denaro raccolto presso i risparmiatori in altri strumenti finanziari, come ad esempio azioni ed obbligazioni, in percentuale variabile secondo la tipologia del fondo stesso. Affronteremo le varie categorie in un post successivo.
Si tratta quindi di un investimento delegato: noi affidiamo i nostri soldi a un gestore specializzato che si occupa di investirli in maniera collettiva secondo le strategie che ritiene migliori in ogni momento di mercato e nel rispetto del regolamento del fondo. I titoli presenti nel portafoglio del fondo ne costituiscono il patrimonio, di cui ogni partecipante possiede un numero di quote, determinato in relazione all’importo dell’investimento effettuato ed al momento in cui questo avviene. Considerato che il valore dei titoli in cui il fondo investe cambia nel tempo, anche il valore della quota, che è la frazione unitaria del patrimonio del fondo, varia di conseguenza. Per sapere in ogni momento a quanto ammonta il valore complessivo del nostro investimento non si deve far altro che moltiplicare il numero di quote in nostro possesso per il valore unitario attuale reperibile ad esempio sui principali quotidiani finanziari e non, o su alcuni siti internet specializzati che offrono anche una serie aggiuntiva di informazioni molto interessanti.
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Sab 9 Feb 2008
Scritto da Federico Pacilli nella Categoria:
Presentazione del SitoNessun Commento
Oggi è Sabato e mi sono alzato troppo presto forse 
a parte questa nota personale, oggi avrei qualcosa di veramente importante da dire. Il Blog sta crescendo ed oltre agli articoli, stanno aumentando anche le persone che mi seguono. Non è un’autocelebrazione ma una sottolineatura di quello che sta accadendo; grazie ad internet la conoscenza può filtrare libera, diventa accesibile a tutti. Le persone che hanno gli stessi interessi si uniscono, collaborano e parlano. In questo Blog affronto gli argomenti della Borsa, dell’Analisi Tecnica e del Mondo degli Investimenti in generale, mettendo a disposizione degli utenti Fogli di Lavoro in Excel per unire alla Teoria un pò di Pratica 
Ma c’è di più! Da oggi gli articoli non saranno scritti solo da me (se non mi conosci clicca qui), sarò aiutato anche da altri Autori. Persone interessate agli stessi argomenti e che apporteranno la loro esperienza all’interno del Blog.
I Tempi cambiano e adesso “E’ Tempo di Social Network!”.
Dillo a Tutti 
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